Lo scherzo di McDonald’s

L’abito non fa il monaco, o così almeno vuole comunicare McDonald’s. Sono anni che la catena di fast food cerca di “ripulire” la sua immagine legata al cibo spazzatura, ad esempio rinnovando completamente l’immagine dei propri punti vendita in stile minimale, aggiungendo frutta, verdura e succhi ai propri menù e impiegando con insistenza il vocabolo “ristorante”. Tanto da dichiarare oggi che “McDonald’s è il ristorante più frequentato d’Italia“.

Eppure l’associazione con il junk food è dura a morire e lo dimostrano anche le numerose polemiche sulla partnership con Expo 2015, che appunto del futuro e della sostenibilità dell’alimentazione dovrebbe occuparsi, o sullo spot in cui si propone l’Happy Meal come sostituto ideale della pizza (ma qualcuno, come quelli di Dissapore, fa pure presente che a livello calorico e di apporto nutrizionale forse è effettivamente meglio l’hamburgerino con patatine e succo di frutta).

A tentare di dimostrare che molti giudizi negativi sui panini d’importazione Usa non sono altro che preconcetti, il marketing di McDonald’s “ha voluto provare a cambiarsi d’abito per sfidare alcuni dei pregiudizi che accompagnano il proprio brand“, attraverso l’esperimento “The blind taste”: ha chiamato dunque come testimonial due ex concorrenti di Masterchef, Maurizio Rosazza Prin e Andrea Marconetti, e assieme a loro ha allestito un ristorante chic in corso Como a Milano, A Single Burger, sfruttando anche la moda imperante delle hamburgerie gourmet. Il risultato? Nei due giorni di apertura del temporary restaurant e fino allo svelamento che i panini erano preparati da personale McDonald’s con cucine McDonald’s, i giudizi degli avventori era entusiastici: “delizioso“, “fantastico“.